18/04/2026 Cascata Schiavonia – Pendice- Forche (Colli Euganei)

Distanza totale: 9.5 Km (2.9↑ 2.8↓ 3.8↔)
Altitudine massima: 296 m
Altitudine minima: 128 m
Dislivello assoluto: 168 m
Totale salita: 397 m
Totale discesa: -397 m
Tempo totale con soste: 3h 10′
Tempo in movimento: 2h 20′
Presenti: Cippe

Non ce la facevo più, dovevo camminare, è dai primi di gennaio che non vado in montagna e la cosa mi manca, dopo pranzo mi dirigo verso i colli Euganei per fare un giretto che ho visto in un post con una bella cascata, sono solo.

Parcheggio monte Pendice. Quota 149 m.
Con una buona dose di fortuna trovo un posto nel parcheggio limitrofo al punto di partenza, ce ne sono altri prima lungo la strada ma più lontani. Sono praticamente pronto, faccio partire gli strumenti e con molto entusiasmo accompagnato dall’euforia mi incammino sul sentiero che si inoltra subito nel bosco. Prima di entrare sulla sinistra un bel cartellone mi ricorda che sono nel parco dei Colli Euganei mentre sulla destra noto una piccola area relax con tanto di fontanella, potrebbe tornare utile. Davanti a me un bel sentiero ombroso sembra aspettarmi, mi inoltro con gioia perché oggi fa caldino ed una volta dentro la temperatura cambia immediatamente, ma non è tanto lo sbalzo che mi sorprende quanto i colori, ci sono tantissimi fiori, e soprattutto un inebriante profumo, prevalentemente di tigli. Sono euforico un’accoglienza così non me l’aspettavo. In dieci minuti sono al primo bivio ( 0.15 km, 164 m, 2′ ) dove un altro cartellone illustra il sentiero di Rocca Pendice. Guardo velocemente la mappa poi mi volto e mi dirigo a destra dove poco più avanti vedo una bella scalinata con gradoni di legno, bella lunga, ma agevola parecchio la ripida salita. La mia passeggiata è ora accompagnata da una quantità spropositata di Potentilla che sembra quasi indicarmi la strada, come le righe gialle sull’asfalto quando c’è la nebbia. Raggiungo la base del Pendice dove una folla inaspettata si sta esercitando a scalare la roccia. Lascio il sentiero che corre sotto il Pendice e prendo a destra (0,4 km, 240 m, 10′ nella foto a deviazione già intrapresa) e dopo pochi metri ancora a destra (0,425 km, 245 m, 12′). Questo posto è un intrico di sentieri, giusto il tempo di pensarlo che trovo un altro bivio (0,551 km, 240 m, 14′) dove proseguo a destra, ma in questo caso è lo stesso, si arriva nello stesso punto, proseguo dritto ora il leggera discesa ed alla mia sinistra vedo ancora gente che arrampica, mi soffermo qualche minuto ad osservare poi continuo dritto fino ad un altro bivio dove proseguo a destra (0,74 km, 213m, 18′) a sinistra si torna nel sentiero del Pendice. La traccia scende ancora fino ad una zona prativa in una specie di strada bianca che invita a procedere verso sinistra, invece bisogna prendere uno stretto sentierino sulla destra (0,84 km, 198 m, 20′), se si sbaglia si arriva comunque in via Marconi ma poi bisogna scendere per l’asfalto. Raggiunta via Marconi (0,9 km, 190 m, 21′) la si percorre in discesa verso destra per pochi metri fino a trovare il cartello che indica la cascata (0,99 km, 182 m, 22′). Si prosegue ora in un fitto bosco fino a questo bivio (1,15 km, 186 m, 24′) dove si prosegue a destra ed al successivo ancora a destra (1,41 km, 148 m, 28′) dopo di che si scende nel calderone della cascata (1.64 km, 135 m, 32′). Il luogo è al quanto suggestivo oltre che estremamente fresco, penso alle calde giornate di luglio e lo immagino pieno di gente il fuga dalla calura estiva della città. Mi diverto un pocchettino con il drone, giusto per fare una ripresina un po’ complicata dalla fitta vegetazione

poi riprendo il cammino scendendo lungo il calto Contea. Nel primo tratto sono un po’ indeciso da che parte stare, ma direi che il lato destro, cascata alle spalle, è migliore, si raggiunge un guado (1.78 km, 129 m, 45′) dove si deve attraversare il calto quindi risaliti pochi metri si raggiunge un bivio (1.84 km, 129 m, 47′) dove si svolta a sinistra in prossimità di un campo coltivato a vite. Ora si prosegue dritti in salita sul sentiero principale tralasciando le innumerevoli deviazioni che si trovano. Si prosegue fino alla sommità del campo dalla quale dietro di me spiccano il monte della Madonna a sinistra ed il monte Grande a destra e davanti a loro rispettivamente il monte Altore ed il piccolo monte Ciuin, ora a destra (2.13 km, 177 m, 52′). Andando a sinistra è possibile accorciare di brutto il percorso, quasi della metà ed anche una buona fetta di asfalto. Io procedo a destra sempre dritto fino ad innestarmi nella parte sterrata di via Contea (2.73 km, 182 m, 1h 1′) qui a sinistra e poco più avanti sulla strada asfaltata sempre via Contea (2.85 km, 167 m, 1h 3′) dove procedo sempre a sinistra. In breve si raggiunge il passo del vento, dove effettivamente tira una bella bavetta (3.04 km, 173 m, 1h 5′). Svolto a sinistra in via Rovarolla ed inizio il periplo del monte delle Forche. Inizia da qui un tratto che si sviluppa su strada sterrata ed attraversa infinite distese di vigneti lasciando ampie vedute verso la pianura a sud, in direzione di Monselice per intenderci, o se preferite verso Bologna. Alcuni panorami sono veramente suggestivi, ho visto in qualche post delle foto al tramonto veramente spettacolari, non è il mio caso, il sole è ancora alto. Quello che mi tedia è il camminare sulla strada e al di fuori del bosco. Raggiungo una evidente azienda agricola visibile sulla destra in corrispondeza di un bivio (3.56 km, 171 m, 1h 13′) dove proseguo a destra, a sinistra è possibile una scorciatoia che più avanti vi dirò dove sbuca. In leggera discesa raggiungo questo bivio (3.9 km, 148 m, 1h 17′) dove dovrei svoltare a sinistra, ma il percorso è interrotto da una recinzione elettrificata, proseguo dritto facendo un giro più ampio che sbuca in via Costanzo (4 km, 135 m, 1h 24′) dove svolto a sinistra. Si riprende ora a salire lungo via Costanzo per abbandonarla poco più avanti svoltando ancora a sinistra (4.6 km, 154 m, 1h 28′) lasciando l’asfalto. Si prosegue per un breve tratto su sterrata che poi diventa sentiero che si innesta ad un incrocio segnalato da tabelle ed il triangolo con il numero 1 dell’alta via dove proseguo a destra (4.98 km, 197 m, 1h 33′) qui arriva la scorciatoia che parte dal bivio dell’azienda agricola dove sono andato a destra se si va a sinistra si arriva qui. Percorsi pochi metri il sentiero si fa strada bianca per poi diventare asfalto in corrispondenza di una curva verso sinistra sempre su via Costanzo. Ora sempre dritti su via Costanzo, segnalo ad un certo punto una curva secca verso destra all’altezza della quale arriva quella scorciatoia di cui avevo parlato prima, se la si prende si sbuca qui tagliando così 1 km e mezzo quasi tutto su asfalto, asfalto di cui sono talmente nauseato che ad un certo punto metto mano all’app per cercare un’alternativa che trovo in corrispondenza di questo bivio (5.3 km, 201 m, 1h 47′). Salgo finalmente immerso nel verde e ad un certo punto due ali bianche di Aglio Orsino sembrano quasi indicarmi che sono sulla strada giusta. In questo tratto sotto di me ci sono le forche del diavolo o denti dea vecia, non si vedono da qua, ma io sono ormai in un’altra dimensione in simbiosi con fiori e farfalle. Il bel tratto di sentiero supera il calto Contea tramite un semplicissimo ponticello in “arte povera” ed infine termina purtroppo di nuovo sull’arido asfalto di via Costanzo che devo dire inizia a starmi antipatica, sembra perseguitarmi. Prosego ora a sinistra (6 km, 225 m, 1h 57′) in via Ronco. Siamo all’altezza della trattoria “Al Sasso” che lasciamo sulla destra mentre la salita prosegue inesorabile fino a Castelnuovo in un grosso incrocio (6.8 km, 257 m, 2h 8′) dove troneggia il ristorante Turetta. Lascio via Ronco e proseguo su via Castelnuovo in salita con il ristorante alla mia sinistra, basta asfalto ti prego penso fra me, chiedo aiuto ancora una volta all’app e trovo finalmente la mia salvezza. All’altezza della chiesa di San Biagio prorpio di fronte alla scalinata della rimembranza un bellissimo cartello indica per il Pendice (6.9 km, 273 m, 2h 11′). Mi tuffo nella boscaglia allontanadomi velocemente dall’ambiente antropico aiutato da alcuni gradoni di legno, il sole inizia a calare e la luce sta cambiando, qualche pertugio nella fitta vegetazione mi lascia godere il panorama verso la pianura in direzione sud, ma anche verso la mia prossima meta, quello sperone roccioso dove ho intenzione di fare un altro giretto con il drone. Supero un evidente incrocio (7.4 km, 271 m, 2h 23′) segnalato da un tiglio in piena fioritura che si fa sentire da un bel po’ e nel frattempo mi godo le panoramiche vedute verso la pianura in direzione opposta alla precedente.

Proseguo dritto all’incrocio, andando a sinistra si raggiunge lo stesso il Pendice per vie più brevi ma si salta il punto panoramico (7.8 km, 295 m, 2h 30′). Mi godo le viste verso Padova e metto in funzione il gingillo

come sapete sono alle prime armi, ed il secondo video lo faccio partire al contrario, invece dell’andata ho ripreso il ritorno. Riprendo il cammino ora in ripida discesa fino ad un incrocio (8 km, 271 m, 2h 45′) dove svolto a destra verso il castello di Speronella ed immerso in un tripudio di Potentille o cinquefoglie. Raggiungo un altro incrocio (8.25 km, 295 m, 2h 51′) dove una corda mi ricorda un percorso già fatto, comunque qualsiasi direzione si prenda si arriva allo stesso punto, scelgo la corda perché non l’ho mai fatta e perché mi piace ed in breve sono sotto le pareti del Pendice dove c’è ancora un bel po’ di gente. Mi diverto a fare foto agli arrampicatori ed un gruppo di giovani è interessato da questa mia attività, tanto che nasce un breve colloquio a cui seguirà un servizio fotografico di tutto rispetto (4-5 foto cosa credete) che invierò nei giorni seguenti e per le quali riceverò un sentito ringraziamento, sono soddisfazioni anche queste. Ora il percorso è noto, ripercorro il tratto iniziale ora accompagnato da quella particolare e calorosa luce del tramonto che adoro, fosse per me camminirei solo a quest’ora, così calda, così rilassante, che incita alla riflessione, alla pace, alla serenità, penso a qualcuno che ne avrebbe molto bisogno in questo periodo.

Parcheggio del Pendice (9.5 km, 149 m, 2h 20′).
Bel giro, da rivedere per elminare tutto quell’asfalto e magari restare più immersi nella natura, ottimo il periodo secondo me, i fiori ed i profumi riempiono l’aria ed i polmoni. To the next.

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