30/05/2026 San Bernardo – Lago Soprasasso – Pozze (Val di Rabbi)
Distanza totale: 15.4 Km (6.3↑ 6.5↓ 2.7↔)
Altitudine massima: 2342 m
Altitudine minima: 934 m
Dislivello assoluto: 1408 m
Totale salita: 1301 m
Totale discesa: -1460 m
Tempo totale con soste: 8h 44′
Tempo in movimento: 5h 13′
Presenti: Antonio, Cippe, Francesca, Luca, Sara
Secondo giorno in val di Rabbi, affrontiamo un’escursione notevole sia per la lunghezza che per il dislivello, estremamente appagante nella parte centrale nei dintorni del lago Soprasasso, una traccia segnata sulla carta ma non presente in loco ci ha costretto ad un giro più lungo, ma ce l’abbiamo fatta.
San Bernardo. Quota 1477 m.
Raggiunto il centro di San Bernardo si prende a sinistra verso il percorso Kneipp dove un comodo parcheggio ci permette di lasciare l’auto. Dal parcheggio ci sono due possibilità, noi scegliamo quella sbagliata seguendo le indicazioni di una tabella limitrofa al parcheggio che indica cascata Valorz. Meglio prendere la strada alle nostra spalle guardando il Kneipp. In realtà si potrebbe andare anche di qua, se non fosse per il ponte sul Valorz che non c’è più come vedremo più avanti. Proseguendo sulla stradina asfaltata superiamo un secondo bivio (0.2 km, 1115 m, 4′) dove teniamo la destra, ma è possibile proseguire a sinistra, si arriva allo stesso punto, diciamo che a destra si cammina in un percorso più comodo, praticamente una strada bianca, fino a raggiungere il Maso de la Bolp (0.55 km, 1170 m, 12′) dove arriva anche l’altro percorso prima indicato. Aggiriamo il maso dove una tabella ci conferma la direzione e riprendiamo a camminare in una strada bianca ma coperta di erba, ed ogni tanto incontriamo degli esseri inanimati molto interessanti. Proseguendo il sentiero si avvicina al rio Valorz fino a diventarne la tangente proprio in prossimità del famoso ponte, che non c’è (1.1 km, 1245 m, 25′). E quindi ? Vediamo il sentiero dall’altra parte, ci sono pure altri escursionisti che lo stanno percorrendo, ma loro sono di là. Provo a cercare un guado, ma niente da fare, non ci rimane che avventurarci in un imprevisto attraversamento del torrente, operazione nella quale Francesca ha rischiato grosso, ma fortunatamente ci ha rimesso solo un bastoncino. Attraversato il torrente riprendiamo a camminare in una comoda strada che porta al nostro primo obiettivo, la malghetta (2.3 km, 1354 m, 57′). Qui facciamo una breve sosta e ci ricompattiamo, la Malghetta è chiusa ma il pianoro è interessante, uno spazio aperto che lascia intravedere la cascata e si presta a sontuosi pic-nic. Ci dividiamo, io e Antonio proseguiamo verso l’alto, il resto del gruppetto torna verso San Bernardo per affrontare avventure meno faticose. Dopo qualche minuto inquadro il pianoro con la Malghetta e sullo sfondo cima Castel Pagano (2609 m). La salita è costante e non dà tregua, la prima parte tra l’altro si sviluppa allo scoperto quindi sotto il sole cocente, solo verso i 1500 metri si trova un po’ di bosco che mitiga notevolmente la calura. Poco prima dei 1600 metri passiamo nel punto del percorso più limitrofo alla cascata (3.26 km, 1555 m, 1h 37′) e successivamente anche un brevissimo tratto attrezzato, presumo solo perché c’è un tratto franoso, non per l’esposizione, noi a tutti gli effetti non lo abbiamo utilizzato. Verso la fine delle corde metalliche si passa attraverso una piccola galleria dove ci saremmo fermati un’oretta solo per godere del fresco che si avverte nell’attraversarla. La salita continua inesorabile e verso i 1900 metri si esce nuovamente dal bosco ed iniziano le radure che portano alla prima casera, quella di sotto, manca ancora un pochino ma alla fine vediamo davanti a noi casera Soprasasso di sotto (5 km, 1958 m, 2h 45′). Il tavolo antistante sembra aspettarci, ci riposiamo qualche minuto e facciamo merenda, perlustrando l’interno e l’esterno, c’è tutto il necessario per bivaccare, acqua, legna, cucina economica, ed è veramente ben tenuta e pulita, e sono tutte così da queste parti, sono rimasto veramente colpito positivamente da questa cura. Ce ne andiamo lasciando il posto alla coppia che sta facendo il nostro stesso percorso, li vediamo dall’alto godersi anche loro quel piccolo angolo di paradiso. La salita riprende ripida in un bosco ormai rado di larici e solo verso la fine dopo i 2000 metri inizia a mitigare, ma questa seconda parte la ricordo meno impegnativa della precedente. Una bellissima scalinata in pietra conduce ad un altrettanto bel masso arrotondato e levigato dal ghiacciaio che in tempi passati sicuramente copriva questa valle ed alla fine ecco il cartello che indica il lago di Soprasassso a 2177, anche se il lago non si vede, bisogna fare ancora qualche passo per ammirarlo.
Lago di Soprasasso (6 km, 2177 m, 3h 55′)
Il bacino è stretto e lungo a forma di L ed adagiato in una specie di buca naturale nella quale si può scendere direttamente dal cartello prima menzionato oppure proseguendo sul sentiero 121 verso destra arrivando prima alla casera Soprasasso alta (6.2 km, 2205 m, 4h), molto defilata e nascosta tra i massi, ma dalla quale si può godere di un bellissimo panorama, dove spicca ancora cima Pagano (quella con le protezioni per le valanghe) e alla sua sinistra cima Tutti e Quaira, siamo più o meno sui 2700 metri. Sembra quasi un giardino dedicato alla casera, non per caso c’è pure la panchina per goderselo in santa pace. Raggiungiamo il bivio con i cartelli (6.3 km, 2207 m, 4h 1′) dove ci fermiamo a pranzare, si perché la malga è occupata da un cane, stavo per aprire la porta ma un latrato minaccioso mi ha bloccato. Durante il pranzo Antonio propone un giro alternativo per il rientro, sono un po’ dubbioso perché sull’app manca un pezzo di sentiero, ma ragionando essendoci una grossa malga pensiamo che effettivamente ci dovrebbe essere qualcosa che ad essa conduce. Prima di scendere al lago tramite il sentiero 116 eseguo qualche ripresa con il drone
Una volta scesi ed attraversato un meraviglioso ponticello si cammina proprio sul bordo, una specie di lungo lago, dove troviamo anche della neve residua, molto bello, sicuramente per il pranzo era meglio scendere qui. Superato il lago riprende la salita che nell’ultimo tratto è molto ripida ma regala scorci panoramici veramente spettacolari ed infine raggiunge una piccola sella dalla quale in pochi passi si accede ad uno sperone roccioso che è un punto panoramico perfetto sopra il lago (7.37 km, 2304 m, 5h 10′). Qui facciamo un’altra sosta ed altri giri con il drone.
Poi riprendiamo il cammino verso il passo Morbigai sempre sul sentiero 116. Da questo momento inizia la fase discendente e proprio in questo tratto in lontananza sul passo vediamo un camoscio correre velocemente sorpreso dalla nostra presenza, vien da dire: “scusa il disturbo”! In questa foto si è fermato un attimo proprio sotto al passo sulla destra, non so se riuscite a vederlo bisogna ingrandire. Raggiungiamo il passo di Morbigai (7.9 km, 2336 m, 5h 24′) dove alla nostra sinistra incombe il monte Gamberai, mi faccio un giro a 360 e una cima attira la mia attenzione, è tutta coperta di neve, cosa può essere verso ovest, azzardo e poi a casa trovo il riscontro, è il Cevedale (3757 m) non una roba qualsiasi. A noi però interessa soprattutto la discesa perché siamo ansiosi di arrivare a malga Saleci Alta per verificare se esiste la traccia di rientro. La discesa è rapida e semplice in spazi aperti ed ampi scorci sulla val Saleci che sbocca sulla val di Rabbi sotto di noi, molto sotto. In breve raggiungiamo malga Mandria Saleci Alta (15.4 km, 2048 m, 6h 10′). Mi metto subito alla ricerca della traccia che da qui dovrebbe portare a San Bernardo, ma purtroppo non esiste, proprio non vi è neppure il ben che minimo accenno. Rischiamo? No! Decidiamo di proseguire sul 116 che ci porterà fino al paese di Pozze, sotto i 1000 metri per capirci, e noi siamo a 2000, mi vien da ridere. La discesa è anche facile, un po’ scialba, ma senza difficoltà e di una costanza che non lascia respiro. Raggiungiamo un bivio non segnalato, dove prendiamo a sinistra il sentiero 120 (11.27 km, 1746 m, 7h) la direzione è logica, ma non ci sono tabelle, se si prosegue a destra si finisce al passo Saleci e poi tramite giri infiniti da qualche parte tra Malé e Dimaro forse il giorno dopo, quindi attenzione. Il punto di riferimento successivo è Malga Saleci bassa (11.65 km, 1660 m , 7h 10′). L’intero è spettacolare. Da questo momento inizia la discesa massacrante verso Pozze, nulla di complicato, ma siamo stanchini, la pendenza non dà tregua, e sembra non finire mai, lungo il percorso annoto come punti di riferimento el bait del Tabio, il ponticello che attraversa il torrente e malga Mandria Saleci bassa (13 km, 1375 m, 7h 50′). Si scende ancora inesorabilmente e senza tregua, qualche maggio ciondolo rallegra la nostra vista con i suoi gialli accesi, ma noi pensiamo solo a quando finirà questa discesa. Improvvisamente alcune tabelle riaccendono la speranza, è un bivio (14 km, 1127 m, 8h 20′) noi andiamo a sinistra verso Pozze, quindici minuti alla fine dell’agonia dice il cartello non mi sembra vero, ma sono anche troppi. Attraversiamo un altro ponte sul solito torrente che si chiamerà Saleci pure lui, e prendiamo una strada bianca dove potrei anche correre se solo non fossi distrutto. L’ultimo bivio poco prima del paese (15 km, 987 m, 8h 36′) poi un ultimo tornante e sbuchiamo nella strada asfaltata dove immortalo l’ultima tabella.
Pozze (15.4 km, 934 m, 8h 44′)
La cosa più bella in questo momento è vedere davanti a me una fonte con enormi vasche piene di acqua fresca dove sto già pensando di immergermi, e non solo io, anche Antonio è della stesso aviso, mi sfiora l’idea di immergermi totalmente, ma poi mi accontento. Bellissimo giro, solo un po’ lunghetto e non siamo abituati, ma molto appagante, il rientro su questo sentiero è comunque piuttosto noioso meglio optare per altri percorsi.

