03-04/08/2025 Cima e giro Ciareido (Marmarole)

GIORNO 1

03/08/2025 Pian dei Buoi – Rifugio Ciareido – Cima Ciareido

Distanza totale: 6,4 Km (3.3↑ 2.1↓ 1.↔)
Altitudine massima: 2504 m
Altitudine minima: 1809 m
Dislivello assoluto: 695 m
Totale salita: 830 m
Totale discesa: -660 m
Tempo totale: 6h 10′ (soste incluse) 3h 23′ (in movimento)
Presenti: Antonio, Cippe, Francesca, Silvano

Torniamo al Ciareido in versione estiva dopo 10 anni da quella invernale e devo dire che è stata una due giorni strepitosa, era da tempo che non facevo un’escursione così appagante, la salita alla cima ed il giro sono due percorsi meravigliosi. Saliamo a Pian dei Buoi tramite la strada regolamentata, si sale al mattino, si scende il pomeriggio, e lasciamo l’auto in uno dei tanti parcheggi del pianoro.

Pian dei Buoi. Quota 1810 m
Prima di salire al rifugio e poi fare la cima volevo fare un giretto sul pianoro per visitare i luoghi della grande guerra, ci sono diversi percorsi segnalati, ma è tardi, per cui optiamo per un breve giretto. Percorriamo la strada forestale (0.05 km, 1810 m, 1′) verso la baita dei Pellegrini nei pressi della quale c’è un percorso della memoria, ma intanto ci gustiamo questa panoramica su pian dei Buoi. Arrivati alla baita (0.4 km, 1810 m, 9′) vediamo il cartello del percoso 33, in realtà è rotto, e ci incamminiamo in un sentiero poco visibile, a tratti intricato, proseguiamo ad istinto in alcuni punti, come in questo bivio dove prendiamo a sinistra (0.5 km, 1830 m, 11′). Ad ogni modo troviamo una postazione di osservazione utile se non altro a godersi il panorama. Continuiamo il nostro giro distratti dai funghi che sono numerosi, anche i porcini, vero Francesca e Silvano? Ad un certo punto prendiamo a destra (0.9 km, 1860 m, 31′) e superiamo un dosso che ci riporta verso il pianoro. Scesi dal dosso ci troviamo ad un bivio (1 km, 1850 m 35′) con diverse soluzioni, procediamo sul sentiero centrale a destra lungo il quale troviamo una caverna, poi proseguiamo lungo il sentiero fino a rimetterci nella strada forestale nei pressi della baita dei Pellegrini (1.55 km, 1810 m, 55′) e da qui torniamo all’auto a prendere gli zaini per salire al rifugio (1.94 km, 1810 m, 1h) proprio mentre inizia a piovere per cui ci fermiamo in auto una ventina di minuti aspettando che passi. Riprendiamo il cammino sull’ampio sentiero all’inizio asfaltato che sale verso il Ciareido fino a raggiungere un bivio (2.68 km, 1915 m, 1h 45′) con il caratteristico rotolo di carta igienica da utilizzare nel caso in cui si incontrasse l’orso come dice il cartello. Si può prendere qualsiasi direzione, è solo una piccola scorciatoia. Arriviamo sul sentiero 272 (2.8 km, 1961 m, 1h 50′) dove andiamo a destra ed in breve siamo al rifugio Ciareido ormai chiaramente visibile sopra di noi.

Rifugio Ciareido (3 km, 1969 m, 2h 5′)
Prendiamo possesso della nostra stanza, posiamo gli zaini e ci prepariamo per la salita, facciamo in fretta perché siamo un po’ in ritardo sulla tabella di marcia. Partiamo con buona lena scendendo sul 272 prendendo la sinistra, pochi metri ed in corrispondenza di questo cartello con le indicazioni per forcella San Pietro (3.2 km, 1961 m, 2h 10′) a destra sul sentiero che fa il giro del Ciareido. La salita è costante, non ripida, e quindi piacevole, il passo è veloce, troppo veloce, non mi accorgo del bivio per salire alla cima ed andiamo dritti, me ne rendo conto quando ormai siamo in vistra del Pupo di San Lorenzo, che mi insinua alcuni dubbi. Controllo l’app e mi rendo conto che siamo andati oltre, torniamo velocemente indietro, altro tempo perso, fino a ritrovare il bivio sengalato solo da un ometto sulla destra salendo (3.6 km, 2045 m, 2h 45′). Ora descrivere la salita alla cima è un po’ complicato, posso solo dire che i miei compagni di avventura mi abbandonano, decidono per una più semplice camminata verso il Baion, rimango solo, ma non rinuncio, guardo l’ora e capisco che ce la posso fare. La prima parte è ripida e si svolge su una specie di pietraia coperta da erbe ed arbusti con qualche roccia da superare, ma senza difficoltà, si alternano tratti erbosi a tratti rocciosi. Poi si arriva in un canalone e da qui il percorso si fa serio. La prima vera difficoltà è seguire la traccia, il sentiero non è segnato, ma ogni tanto degli ometti o dei bolli rossi riportano sicurezza. Raggiungo ad un certo punto un specie di forcella erbosa guidato da un enorme ometto posto alla sommità, molto bella dal punto di vista panoramico. Alla mia sinistra vedo per la prima volta chiaramente il sentiero per cui mi ci butto a capofitto e guidato da alcuni ometti giganti arrivo in una forcella che scende su una piccola cengia alla cui sommità vi è un enorme ometto. E’ sicurmante di qua penso, ma il percorso si interrompe, non mi spiego quegli ometti giganti quasi delle piccole piramidi, sono combattuto, ma torno sui miei passi togliendo il disturbo ad un camoscio che si è precipitato giù dalla forcella appena ho fatto capolino. Torno indietro e proseguo lungo il crinale in un tratto che in alcuni punti è ben esposto. Ci sono alcuni passaggi delicati nei quali mi aggrappo alle rocce con forza. Girato l’angolo davanti a me un bollo rosso, uno è non esageriamo, torna a darmi fiducia, sono sul percorso giusto, ma a parte il bollo non vedo tracce, ometti, qualcosa che mi permetta di proseguire con certezza, quindi procedo d’istinto, ed eccolo finamente un ometto. E avanti così, a tentoni, rincuorato dal panorama che si fa sempre più bello. Ormai ci sono, il segnale arriva da una fune che penzola da uno spuntone roccioso, l’ultimo ostacolo sul quale salgo per ammirare il mondo intorno a me.

Cima Ciareido (4.74 km, 2504 m, 4h 15′)
Mi ricorda un po’ cima Campido il Ciareido, ma qui il panorama è più importante. L’Antelao e le Marmarole con la punta del Cimon del Froppa che svetta, verso est sotto di me la madonnina ed il rifugio nascosto dalle rocce e all’orizzonte un’infinità di cime per lo più sconosciute, verso nord ovest la parte che conosco, con le Tre Cime, punta Tre Scarperi, Croda dei Toni, cima Undici ed il Popera e cima Bagni all’estrema destra. Mi godo questo momento in solitudine, in silenzio, con il sorriso sulle labbra e nell’anima, sono veramente contento.

Dopo qualche minuto di contemplazione scendo. Il primo ostacolo è la fune, la seconda difficoltà è ricordarmi il percorso, in alcuni punti mi perdo e non ricordo assolutamente dove sono passato, se non altro in questa mia discesa ho una compagna di avventura, una pernice che continua a svolazzarmi intorno, mi sfugge più volte ma alla fine riesco a fotografarla, una foto anche a questo tratto di percorso, giusto per cercare di rendere l’idea di cosa si tratta, poi finamente dopo tanta roccia e passaggi un po’ arditi ritrovo i prati erbosi che mi danno più tranquillità nell’avanzare, ma ci sono ancora dei passaggi che richiedono attenzione, come in questo tratto roccioso che ho sicuramente fotografato durante la discesa per memorizzare il passaggio, ma guardando la foto non capisco neppure dove posso essere passato, non vedo ometti o sengi di qualche tipo, è questo che rende la salita al Ciareido veramente unica, dovrei rifarla con blocco e matita, segnando per benino i vari passaggi, potrebbe essere un’idea. Finalmente arrivo nella discesa prativa finale, è fatta, sono di nuovo nel sentiero (5.83 km, 2045 m, 5h 40′) e da qui in breve arrivo sul 272 (6.1 km, 1961 m, 5h 57′) e poi al rifugio dove il panorama è più bello del solito, ora è tornato a spelndere anche il sole.

Rifugio Ciareido (6.2 km, 1969 m, 6h)
Ritrovo i miei compagni e riporto tutte le mie emozioni, sono al settimo cielo, c’è pure il tempo per una doccia e un po’ di chiacchiere nella sala da pranzo dove un camino accesso riscalda l’aria e l’anima. Cena all’altezza, come sempre troppa roba, andare a dormire è difficile, ma in rifugio ad una certa bisogna ripiegare in camera. Usciamo qualche minuto per scrutare il tramonto, ma ci sono troppe nubi. Camilla, la tuttofare in sala, accenna al fatto che domattina presto potrebbe salire alla cima, mi viene un tuffo al cuore, la rifacciamo?

Panorama sul Ciareido

GIORNO 2

04/08/2025 – Giro monte Ciareido dal rifugio Ciareido

foto ricordo

Distanza totale: 4.5 Km (2.1↑ 1.6↓ 0.8↔)
Altitudine massima: 2350 m
Altitudine minima: 1950 m
Dislivello assoluto: 400 m
Totale salita: 460 m
Totale discesa: -460 m
Tempo totale: 4h 40′ (soste incluse) 3h 40′
Presenti: Antonio, Cippe, Francesca, Silvano

Rifugio Ciareido. Quota 1969 m.
Come sempre esco all’alba, uno dei momenti magici della giornata in montagna, esco quasi sempre all’ora giusta, non metto la sveglia, così, mi viene naturale, qualche minuto ed il sole mi fa l’occhiolino e dietro di me le cime si accendono soprattutto il Ciareido ,sembra illuminato da un faro gigantesco. Anche Camilla è uscita a far foto e mi riferisce che non è salita alla cima, troppe nuvole quando è uscita lei, ora ce ne sono veramente poche. Rientriamo per la colazione sostanziosa, dobbiamo affrontare il periplo del monte, lasciamo gli zaini al rifugio e partiamo leggeri, il primo tratto ormai lo conosciamo bene, scendiamo al 272 (0.2 km, 1960 m, 5′) che si può percorrere in entrambi i sensi noi procediamo in quello orario. Pochi metri e prendiamo a destra il sentiero che porta a forcella San Pietro indicato da tabelle (0.4 km, 1980 m, 8′). Come già visto ieri questo sentiero è veramente piacevole, la pendenza è docile, davanti a noi l’Antelao, dietro un panorama limpido, la salita continua costante fino ad un monolite di roccia che segna l’inizio della parte ripida. Sopra di noi è chiaramente visibile il Pupo di San Lorenzo, alla cui destra una volta raggiunto si trova la forcella San Pietro indicata chiaramente anche sulla roccia (1.58 km, 2298 m, 1h 17′). Il panorama dalla forcella è notevole, verso sud spiccano cima dei Preti ed il Duranno a sinistra, per finire a destra con le bellunesi Serva e Schiara. Verso nord a sinistra si parte con la Croda Rossa, poi le pale di San Lucano, le Tre Cime e la Croda dei Toni. Procediamo nella dura roccia in un saliscendi continuo sul sentiero Amalio da Pra’, il Pupo di San Lorenzo è ormai lontano dietro di noi ed alla sua sinistra la forcella San Pietro. Raggiungiamo i primi tratti ferrati e continuiamo a guardare davanti a noi per capire dove proseguirà il sentiero perché in alcuni punti non è chiaramente visibile. Dal mio punto di vista ritengo la ferrata ove presente abbastanza semplice ed anche spettacolare, non è continua, si susseguono tratti su sentiero e tratti attrezzati, la parte finale verso forcella san Lorenzo è quella più spettacolare e varia. Raggiungiamo ad un certo punto un pianoro erboso (3.2 km, 2170 m, 3h 12′) dove decidiamo di fare una pausa ristoratrice e goderci in santa pace il panorama.

Panorama sul Ciareido

Riprendiamo il cammino nel sentiero ora abbastanza in piano ed in lontananza possiamo già vedere la forcella ed una volta raggiunta (3.61 km, 2200 m, 4h) si rinnova lo splendido panorama verso nord, mentre a sud sotto di noi si vede il rifugio Ciareido. La discesa è molto ripida ma ben addomesticata dal sentiero che serpeggia vivacemente lungo il versante sud tra la torre San Lorenzo e torre Pian dei Buoi. Raggiungiamo il sentiero 272 (4.14 km, 2000 m, 4h 24′) che procede pressoché in piano verso il rifugio dove arriviamo ancora in tempo per fare un pranzetto veloce, recuperare gli zaini e tornare all’auto.

Rifugio Ciareido (4.5 km, 1969 m, 4h 40′)
Bellissimo giro, con panorami notevoli, dislivello contenuto e tratti attrezzato non difficili e faticosi, da fare con calma per godersi ogni particolare.

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