27-28/01/2018 Giazzera Lancia Giazzera(Pasubio)

 
Giazzera-Lancia 27/01/2018
Lancia-Giazzera 28/01/2018
Distanza totale  g1: 6365 m  g2: 8,1 Km
Altitudine massima  g1: 1855 m  g2: 2112 m
Altitudine minima  g1: 1084 m  g2: 1086 m
Totale salita  g1: 788 m  g2: 321 m
Totale discesa  g1: -74 m  g2: -1028m
Tempo totale  g1: 04:03  g2: 04:46 (soste comprese)

 

Presenti: Un manipolo di entusiasti.

Eccola qua l’ormai consueta e tanto attesa due giorni invernale, 27 e 28 gennaio, che nonostante le bufale del meteo che pronosticava pioggia, neve, bufere e cambi climatici epocali del tipo “The day after tomorrow”, si è svolta invece in due splendidi giorni pieni di sole e con Eolo in catalessi. Di seguito i dettagli.

Giorno1

Avvicinamento
Partenza da Padova, in vari gruppetti. Noi saliamo per la provinciale 46, un infinito serpentone non tanto bello con presenza importante di sassi sulla carreggiata nella parte finale, ma fortunatamente senza neve, altrimenti ti voglio vedere salire per di qua. Giazzera, piccolissimo paesino, direi più una contrada, ma appena arriviamo, sono le 12 circa, il parcheggio ben segnalato è li sulla sinistra, vuoto che ci aspetta. Lasciamo l’auto nel parcheggio, la fame fa brontolare le interiora, anche perché non abbiamo fatto la consueta pausa caffé e così la vestizione è accompagnata da un fugace pranzo al sacco, pranzo che non ha nulla a che vedere con quello preparato dal gruppo successivo. Si narra di pentoloni contenenti fluidi ribollenti e fumanti, di riti preaparatori, di danze tribali. Di tutto ciò a noi apripista arriva solo qualche foto a testimoniare l’accaduto. Prima di partire telefono al rifugio, perché qua sotto la neve è assente, mi informo ed il gestore conferma che non sono indispensabili le ciaspole, ma consiglia vivamente i ramponi, quindi chi è dotato di codesto accessorio lascia il pesante fardello in auto.

Giazzera. Quota 1092. Tempo 00. Distanza 00.
Ci incamminimao tra le poche case del paesino da dove parte il sentiero 101 che si inoltra dopo un centinaio di metri in un fitto bosco di abeti e faggi. Il sentiero in questo tratto sale ripido ed è in pratica una scorciatoia della strada asfaltata che sale da Giazzera che andiamo ad incrociare dopo essere saliti di circa 200mt di dislivello. All’uscita dal bosco appena si calpesta la strada si vede subito il cartello con indicato il sentiero 101 per il rifugio Lancia, sentiero che rientra immediatamente nel bosco. Un centinaio di metri più avanti un ulteriore cartello indica le due possibili vie di salita, sentiero 101 e sentiero 132. Dopo un lungo dibattito, ed un voto segreto, vince il 132. La cartina dice che ci sarà da affrontare una bella salita nel tratto iniziale e così è, ma ciò che non dice è della presenza di un insidioso strato di ghiaccio sotto un innocente e quantomai caratteristico strato di foglie secche. Saliamo con molta attenzione in un budello che sembra quasi una trincea. Il bosco di faggi lascia passare i caldi raggi pomeridiani del sole, sembra di essere in autunno più che in inverno. Usciamo dal bosco in un’ampia radura percorrendo quel che sembra una strada bianca, ma coperta di neve, quindi ancora più bianca. Ecco il panorama alle nostre spalle:

Segno solo le cime che mi dicono qualcosa. Proseguiamo la docile salita verso la località prati di Pazul, prati coperti di neve. Siamo sempre sul sentiero 132 e raggiungiamo le prime casette, ci soffermiamo in particolare su questa che mi ricorda un pò la baita di Olivo, con la cucina economica all’esterno, mentre poco più avanti raggiungiamo baita dei Rossi con un disegno particolare sul muro che rappresenta le direzioni dei sentieri, ma specifica anche le coordinate, cosa piuttosto rara.

Pra del Pazul. Quota 1554. Tempo 1h 30′ .Distanza 2570 metri.
Da questo punto si dirmano diverse traccia, oltre al 132 ed al sentiero della malghe che porta fino a malga Valli , Costoni, eccetera, diverse altre traccie meno ufficiali si diramano in direzione rifugio Lancia, abbiamo anche un 132B che passa più a sotto rispetto al 132 sul quale decidiamo di restare. Poco più sopra il cartello con le indicazioni per il rifugio. Dopo un breve strappo in salita il percorso torna ad addolcirsi rendendo la camminata molto piacevole, e mentre anche la luna si è aggiunta a farci compagnia, immortalo i prati di Pazul appena percorsi. Il cammino prosegue sempre attraverso ampie radure, attraversiamo un breve tratto di bosco piuttosto rado devo dire, la vegetazione è scarsa in questo posto, quindi scolliniamo, o meglio raggiungiamo quota 1800, e davanti a noi spunta la sommità del Col Santo, la meta di domani mentre alle nostre spalle il panorama merita una foto. Procediamo sempre per prati fino a raggiungere l’incrocio tra il 132 ed il 132b che si uniscono nuovamente intorno a quota 1850 circa, cartello segnalatore. Proseguiamo ora in un tratto di leggera discesa verso l’alpe Alba ed i Prai del Lancia situati sotto il Dosso Alto e caraterizzati dalla presenza di una serie di casette più o meno ristrutturate e sempre da una vegetazione piuttosto scarsa. Approfittiamo del tavolo e relative panche all’ingresso di una delle casette per fare una pausa e ricompattarci.

Alpe Alba. Quota 1837. Tempo 3h. Distanza 5570 metri.
Ci svacchiamo sulla panca ed aspettiamo Fede e Pedro. Piccolo spuntino, do ciacoe, e riprendiamo il cammino per un breve tratto in discesa per poi risalire l’ultimo ostacolo che ci divide dal rifugio. Il sole sta calando ed è questo il momento in cui il panorama intorno a noi da il meglio di se. I colori cambiano repentinamente, la neve varia dall’arancione al rosa, il tramonto diventa un arcobaleno di sfumature, bisogna cogliere l’attimo per immortalare i colori prima che tornino a nascondersi nel buio della notte. Superata l’ultima salita si rientra in un rado bosco, scendiamo bruscamente attraverso uno stretto ed insidioso sentierino poi improvvisamente due costruzioni non lasciano dubbi, siamo arrivati, gli strumenti dicono 4h esatte, pause comprese, per un totale di circa 6365 metri circa.

Una serata al rifugio Lancia.
Appena entrati in rifugio uno scaffale permette di posizionare gli zaini, al piano inferiore la cambusa ed il ripostiglio per  scarponi, ciaspole, racchette e le ciabatte, a destra il bagno, a sinistra la sala da pranzo, bella calda, di sopra due piani di camerate. Le stanze sono di varie dimensioni, la nostra era dotata di 8 posti letto se non erro, di cui 4 russanti. Ci cambiamo e sistemiamo in un baleno perché le camere sono appena tiepide, molto meglio in sala con la stufa a legna che va a manetta. In attesa della cena si formano vari gruppetti ed ognuno passa il tempo come preferisce, noi ovviamente prendiamo posto al tavolo ed inziamo la prima sfida a “vigliacca”, briscola in cinque, nella quale si gioca senza sapere chi è il tuo compagno e chi sono gli avversari, fantastica sfida psico-tattica. Poco dopo le 19 la cena è pronta. Bis di primi, un bel secondo di carne ed una peperonata da leccarsi i baffi, giusto per dormire meglio. Ovviamente vino a fiumi, oltre a quello fornito dal rifugio spuntano bottiglie da tutte le parti, compreso un prosecco, e dopo dolce e caffé per finire anche una bella bottiglia di grappa. Dopo cena partono i canti accompagnati da una dolce chitarra e dalle voci più o meno intonate intanto noi riprendiamo possesso del tavolo pre-cena, la “vigliacca” ci aspetta. Sarà il gestore ad interromperci indicandoci l’ora tarda e la strada per le camerate.

Giorno 2
La sveglia non sempre è il momento peggiore, quando passi una notte intera ad ascoltare i russatori cercando anche di trovare un’armonia, una sequenza musicale, un qualcosa che renda quel terribile rumore una dolce melodia, allora non vedi l’ora che albeggi per alzarti. E così nella mia stanza sono il primo ad alzarmi, esco subito fuori, vestito ovviamente, voglio immortalare le prime luci del giorno, i colori sono riusciti anche questa volta a fuggire dal freddo e buio bivacco della notte e pian piano riprendono vigore, domina il rosa. Non sono l’unico qui fuori, qualcuno altro ha avuto la mia stessa idea, ma dopo qualche minuto rientro al calduccio. La colazione è quasi pronta ma intanto faccio un giro a cercare qualche soggetto interessante come questa tabella dei sentieri, una preghiera alla montagna, incredibili foto di tramonti colorati ed abbondanti nevicate, le foto ricordo dei gestori ed il solito paio di vecchi sci appeso al muro. La colazione è pronta. Latte, caffé, tè, succo, sul tavolo c’era anche il vino rosso avanzato dalla sera prima, pane, biscotti, burro, miele, marmellata, cereali, succo, eccetera. Insomma abbastanza per tutti. Fatta scorta di calorie, risistemiamo le nostre cose nello zaino e ci prepariamo con ciaspole o ramponi, ma prima di partire ovviamente una bella foto di gruppo.

Rifugio Lancia. Quota 1825. Tempo 00. Distanza 00.
Siamo tutti pronti il gruppo si avvia in ordine sparso verso lo stretto sentiero quando dal balcone del rifugio compare la ragazza del rifugio, non ricordo il nome, ci saluta, sembra, in realtà urla qualcosa, ma si dai, ha in mano qualcosa, un mazzo di chiavi di un’auto, “di chi sono queste”, un brivido corre sulla schiena di ciascuno di noi, più o meno tutti avranno pensato la stessa cosa, arrivare già all’auto e …… Antonio, credo che meriti una bottiglia di grappa in omaggio la gentile donzella anche se dopotutto ha fatto il suo dovere. Ci mettiamo in moto, si forma un magnifico serpentone. La meta da raggiungere è il Col Santo tramite il sentiero 131, 300 metri di dislivello, poca roba, partiamo di buon passo calpestando una morbida e soffice neve, raggiungiamo una collinetta dove ci raduniamo, da qui però il manto nevoso, compatto e ghiacciato, si fa più insidioso, le ciaspole in alcuni tratti possono essere più d’impiccio che d’aiuto, meglio utilizzare i ramponi. Qualcuno intanto scorge sopra di noi un camoscio, ci sta osservando. Il biscione iniziale si frammente in vari serpentelli più piccoli, ognuno sale con il proprio passo. Passiamo un tratto piuttosto infido, è ripido, inclinato e ghiacciato, bisogna prestare attenzione e procedree con calma senza distrarsi. Superato l’ostacolo accediamo ad una conca dalla quale si può già intravedere la prima tappa, la Sella del Colsanti a quota 1995 metri. Ci fermiamo un attimo giusto per scattare una foto al panorama, sempre sotto il controllo dei camosci. Riprendiamo la salita a sinistra in un pendio ampio, liscio e dalla dolce e costante inclinazione ed in circa dieci minuti siamo in cima.

Col Santo. Quota 2112. Tempo 40′. Distanza 1600 m.
Devo dire che nonostante la non eccezzionale altitudine il panorama da quassù vale ogni singola goccia di suodore lasciata per strada. Da lasciare a bocca aperta, non te lo aspetti. La posizione è evidentemente strategica, spazi aperti e nessuna cima limitrofa ad ostacolare la visuale permettono di spaziare sull’intero comprensorio dolomitico, dal Brenta ad Alleghe e Cortina e lontano fino in Austria. Una parte del panorama con qualche dettaglio:Non posso esimermi dal fare un giro a 360°.

Mentre giro il filmato arriva il resto della truppa e la cima comincia ad affollarsi, noi abbiamo disquisito abbastanza sul panorama per decidere quali cime fossero quelle in lontanza sul profilo dell’orizzonte, decidiamo quindi di spostarci pochi metri a sinistra dove è situata la croce di vetta che in realtà è alcuni metri sotto la cima. Le giovani promesse estraggono il libro di vetta e decidono di comporre un verso in onore all’impresa appena consumata. La cosa richiede concentrazione, riflessione ed un pò di tempo, poi la noia prende il sopravvento e decidiamo di scendere. La discesa è quantomai spettacolare, primo per il panorama secondo per la dorsale da percorrere sempre in vista, senza vegetazione, liscia, docile, perfetta per una discesa con gli sci, ma nonostante tale mancanza qualcuno pensa bene di provvedere con altro mezzo, fantastico. Il prossimo obiettivo è la selletta che separa il Col Santo dal Doss Dell’anziana che raggiungiamo in pochi minuti. Ci fermiamo anche qui a disquisire sul proseguo, i ragazzi sono indecisi, mentre io e Luca proseguiamo senza indugi verso la sommità del Doss dell’Anziana a cinque minuti dalla selletta, intanto mentre saliamo volgiamo lo sguardo dietro di noi per capire come procede il resto della truppa, si vede qualcuno lassù in alto, ma nessuno sta scendendo, più tardi ne scopriremo la motivazione, ancora banchetti e cerimonie tribali.

Doss dell’Anziana. Quota 2002. Tempo 1h 30′. Distanza 2800 m.
Scendiamo anche il dosso e giunti di sotto, appena incrociato il sentiero del giorno prima, ci fermiamo ad aspettare qualcuno perché siamo soli, più o meno, c’è altra gente, ma del nostro gruppo non vediamo più nessuno. Dopo qualche minuto riecco i giovani, e poco dopo arriva qualcun altro. Inziamo a pensare al pranzo ci avviciniamo a mezzogiorno e, mentre discutiamo sul luogo per la pausa, scopriamo che le ragazze hanno nello zaino ben quattro salami, pane, riso, insomma non si può tirarla tanto lunga ormai l’appetito è stato stuzzicato. Decidiamo quindi di raggingere i prati di Pazul dove il giorno prima avevamo visto alcune casette e sfruttare qualche tavolo per pranzare. Panorama dal Doss dell’Anziana con qualche dettaglio:
Si lo so che ci sono senz’altro montagne più importanti di quelle da me segnalate, ma queste conosco, alcune sono insignificanti, ma ci siamo stati, come cima Capi e Rocca e il monte Roen cosa vi ricorda ?

Sopra i Pra del Pazul. Quota 1590. Tempo 2h 30′ .Distanza 5860 metri.
Ci fermiamo in realtà appena sopra i prati alla prima casa, perché ci piace. Ristrutturazione finita nel 2014, ampio giardino, acqua indipendente, fotovoltaico, rifinita con pietra del luogo, biancone per i muri e dolomia per il tetto ed il girocasa, ci divertiamo pure a cercare i fossili sulle pietre poste vicino ai pannelli, incredibile. Pranziamo ed intanto arrivano tutti gli altri, nel frattempo abbiamo riempito due contenitori con fette di salame, così da non farci cogliere impreparati, la locanda prende vita. Pedro arriva per ultimo come di consueto e per questo pretende un premio, una medaglia, mi ricorda Muttley il cagnolino della medaglia ve lo ricordate ? E’ giunta l’ora di levare le ancore, chi primo arriva primo riparte, ci precipitiamo giù per il 132, ma dopo 10 minuti qualcosa mi turba, mi fermo, penso fra me “cosa mi manca?”, squilla il telefono, ironia della sorte è Antonio, “è tua questa giacca?”. Non ci posso credere, giacca nuova, per di più con il protafogli-monete-documenti-tutto, ma come si fa!? Mi giro e mi fiondo in salita senza neppure riflettere rischiando una distorsione ai legamenti. Incrocio Antonio poco lontano dalla casa-party, due chiacchiere e poi giù di corsa, devo raggiungere gli altri. Insomma li riprendo all’interno del bosco che taglia giù per Giazzera rischiando di ammazzarmi per il ghiaccio insidioso nascosto sotto le foglie del sottobosco.

Giazzera. Quota 1092. Tempo 4h 45′. Distanza 8313 m.
Quelli dietro di noi arrivano pco dopo e mentre noi ce ne siamo già andati si gustano un buon caffé di mocca. Bravi.

Che dire, meravigliosa escursione, poco faticosa e molto appagante, compagnia sempre fantastica, esperianza da ripetere all’infinito. Al prossimo gennaio

P.S.: A chi può interessare in questa escursione ho provato Navicomputer, un app per WinPhone che trovo eccezionale. Si compone di una parte Pc che permette di creare le mappe offline da caricare sul telefono. La parte mobile lavora offline e consente di caricare gpx sulla mappa precaricata e di verificare istantaneamente dove cavolo si sta andando, l’ho trovata precisa ed affidabile, ingrandimenti della mappa selezionabili in fase di creazione, io non ho utilizzato il più grande ma comunque mi ha impressionato il dettaglio, sentieri segnati ma anche traccie non segnate ufficialmente, edifici e manufatti di ogni tipo, e non di poco conto il consumo della batteria mi è sembrato irrisorio. Farà parte del mio corredo d’ora in poi.

 

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